“Dovrei” e “vorrei”: da eliminare
Quando dici che “dovresti” oppure “vorresti” fare qualcosa, ti stai mettendo in una condizione di impotenza: il messaggio che comunichi, agli altri e soprattutto a te stesso, è che tu non vivi la vita che ami; e che dài la precedenza a situazioni che consideri pesanti o tristi. Il che ti rende infelice e stanco.
Insomma, perdi il controllo della tua esistenza, ti indebolisci, e ti intristisci, se continui a dire che tu “dovresti” e “vorresti”: comincia a vivere come veramente devi, in una visione etica che senti tua, ed esprimi il valore che vuoi rappresentare nel mondo.
Diventa concreto, pratico, a partire dalle parole che usi: di’ piuttosto “Io scelgo di..”, “Io sono capace di…”, “Io riesco a…”. All’inizio faticherai un po’, per prendere questa abitudine, ma ne vale la pena, perché è un modo semplice, ma molto efficace, per rivedere, dalle basi, la tua filosofia di vita.
Generalizzazioni: da eliminare
Tante volte non abbiamo le idee chiare, e tentiamo di nasconderlo parlando in modo generico: ad esempio, se siamo arrabbiati con qualcuno, gli diciamo “Tutti sanno che tu sei sempre in ritardo.” Questa frase non corrisponde alla realtà e, a lungo andare, ci fa perdere di vista come stanno le cose.
Infatti, chi intendiamo, di preciso, quando diciamo “tutti”? E a quale esatto periodo ci riferiamo, quando diciamo “sempre”? Appena portiamo la nostra attenzione sulle generalizzazioni, che vanno eliminate, ci rendiamo conto che la nostra percezione della realtà è distorta da pregiudizi ed emozioni negative.
Per usare correttamente il linguaggio, in modo che indirizzi le tue idee costruttivamente, elimina tutte le generalizzazioni: se qualcosa è accaduta 8 volte, di’ semplicemente che è accaduta 8 volte, senza esagerare; se in un certo episodio sono coinvolte 4 persone, di’ questo, e non aggiungere altro.
Vie di mezzo: eliminare
Altra insidia del linguaggio: parlare di sé senza prendere una posizione. Quante volte ti capita di dire frasi come “Vorrei riuscirci, e chissà, forse un giorno…” oppure “Forse mi sbaglio, ma…” o anche “Ci posso provare” ? Ognuna di queste frasi rende nebbiosa e confusa la tua realtà, e non bada ai risultati.
Invece, le cose hanno una condizione precisa: ad esempio, hai un certo livello di appetito; oppure conosci l’inglese sino ad un certo punto, precisamente quantificabile secondo gli standard internazionali; lo stesso vale per la tua conoscenza dell’informatica. Ogni cosa è misurabile, e, quando la misuri, puoi usarla.
Prendi l’abitudine di dire esattamente come stanno le cose: elimina le approssimazioni, le vie di mezzo, le incertezze, perché ti fanno sentire confuso e indeciso. Piuttosto, di’ le cose come stanno, e se non vanno bene correggile: ma per correggerle devi sapere come sono, quelle cose, e come devono essere. Sii preciso.
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Ci viene facile giudicare gli altri, soprattutto quando notiamo in loro i comportamenti sbagliati che detestiamo: siamo rapidissimi nel notare quello perché è corrotto, l’altro perché è bugiardo, il terzo perché è disorganizzato, mentre noi…
… oh, noi no, noi siamo a posto, noi: siamo degli angioletti, praticamente, noi. Perfetti e profumati.
Quando si tratta di parlare di noi ci viene facile presentarci come vittime: ma è proprio così? Chi si lamenta è, a priori, vittima?
In realtà, esistono molte gradazioni, nella gravità di ciò che danneggia la vita, ma una cosa è facile da capire: quando tu ti assumi la responsabilità delle situazioni che vivi, allora vivi meglio. In che senso?
Nel senso che ti consideri protagonista, e davanti al problema sei mentalmente orientato verso la soluzione: potrà essere difficile e faticoso realizzare la soluzione, ma siccome ti ritieni responsabile della soluzione, siccome credi che la soluzione dipende da te, allora ti dài da fare, e vivi meglio, perché hai un motivo per esistere.
E, una volta attivata la soluzione, hai pure il beneficio di provare soddisfazione.
Se invece non ti consideri responsabile, giaci immobile, sperando di non venire calpestato: però, dagli altri, pretendi azione.
Azione rispettosa di te, per giunta: mentre tu, per loro, non fai nulla. Due pesi, due misure: tu autorizzato a giacere immobile, gli altri obbligati a lavorare anche per te. Finché pensi questo, perché credi di non poter agire, di non saper agire, di non dover agire, finché usi due pesi, e due misure, non arrivi a prosperare.
E, probabilmente, viste le condizioni del mondo, che impongono l’attivazione di soluzioni etiche, se non fai nulla, e se te stai a giacere immobile pretendendo che gli altri ti imbocchino con la pappa pronta, allora non soltanto non prosperi: tu comprometti seriamente le tue possibilità di esistenza.
Spunti di riflessione di questo video:
— Perché è più facile vedere gli errori altrui piuttosto che i propri
— Come valutare le raccomandazioni
— Che cosa dire a proposito di chi approfitta delle situazioni
— Giudicare le grandi e le piccole cose
— Che cosa c’è di grave in un tradimento (e come la cosa ti riguarda)
— Le terribili conseguenze del considerarti una povera vittima
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1. Sii te stesso
Abbiamo tutti molte cose da fare, e le nostre esistenze sono colme di impegni: ma stiamo veramente facendo ciò che serve per vivere?

















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