Stanco di trovarti in una routine faticosa
mentre gli incompetenti trionfano
e tu devi sopportarne le conseguenze?

E allora crea per te stesso una ROUTINE UMANA.

Scopri come portare avanti i tuoi obiettivi mentre nuoti controcorrente ogni giorno, in un mare di notizie tragiche, costruite apposta per deprimerti, tra zombie che non ti rispettano, e gente indifferente al tuo magnifico progetto di realizzarti

Per caso ti trovi a vivere
una situazione di questo tipo?

Mariangela conduce quella che lei stessa definisce “una vita piatta”. Esce di casa alle 7.30 dal lunedì al venerdì, timbra il cartellino, svolge tutto come prevede il suo lavoro di assistente paghe, non brilla e non farà mai carriera, ma lo accetta. Ha messo da parte i suoi sogni al punto che li ha dimenticati. A casa ha un gatto che l’aspetta, ma non può chiederle come sta. A 42 anni si scopre profondamente sola e infelice, e non sa perché.

Pietro da ragazzo suonava in una piccola band ma poi “ha messo la testa a posto”. Sposato, posto fisso, si occupa di grafica per un'azienda di elettronica. Simpatico, ha diversi amici con cui gioca a calcetto ogni due settimane. Ma se dovesse dire un motivo per cui si sente realizzato, non saprebbe cosa rispondere. Forse il periodo migliore l’ha vissuto a 16 anni, con la sua band: se ci pensa si rattrista, perché quel tempo gli sembra perduto per sempre.

Valentina si sentiva stretta nella routine e ha cambiato strada completamente: non tenta più di fare l’architetto sempre senza incarichi e con un’amica ha aperto un servizio di fornitura di fiori freschi per matrimoni. All’inizio le cose andavano bene ma la burocrazia la sta opprimendo: non vede margini di espansione, e si trova, di nuovo, senza incarichi, ma con tante spese in più.

Davide, quando si è sposato e ha firmato il mutuo trentennale, sapeva che stava per infilarsi in un lungo tunnel di sacrifici: ma la meta finale era invitante, cioè una famiglia felice. A distanza di 28 anni da quell’importante decisione, il pensionamento è più lontano di quanto avesse stimato, il matrimonio si è arenato, i figli non hanno ambizioni, e si domanda quale senso abbia avuto il suo aver fatto tanto per un “quieto vivere” che non sa più cosa voglia dire.

Perché la routine spesso è così
opprimente e deludente?

La ROUTINE è uno degli argomenti più CONTROVERSI: ci impegna per la maggior parte del tempo, per tutta la vita. Ci chiede il massimo. Ci prepariamo come si deve: scuola, lavoro, mutuo. Tutto come deve fare un bravo cittadino. Obbediamo sempre. E poi? Cosa otteniamo?

Spesso sembra una … “fregatura”. Perché succede? Dove sbagliamo?

Considera la storia di Mariangela (l’impiegata che ha solo il gatto che l’aspetta). Ha fatto tutto quanto poteva, nei suoi limiti. Ha obbedito. È stata onesta. Nemmeno per un momento ha pensato di fare cose strane, “fuori di testa”. E un giorno si accorge di non aver mai vissuto.

La routine abbatte e uccide: ma non in modo violento, preciso. Succede in modo sommesso.

La routine discretamente insiste, ruba energie, e il “furto” sembra tollerabile, nel nostro tran tran quotidiano.

E ad un certo punto ci troviamo svuotati, come un tronco divenuto cavo perché l’hanno consumato da dentro gli insetti.

Il grande tradimento
del “quieto vivere”

Qualcuno cerca di non cadere nella trappola: come nel caso di Pietro, che da ragazzo suonava in una band con gli amici. Ma sembra un’ambizione ingenua. Un sogno da ragazzo, appunto.

Quanti realizzano davvero i loro progetti?
Si arriva impreparati alla vita.

Nemmeno nella prima parte funziona, la routine: cioè nemmeno la scuola, che è la prima parte della routine, prepara alle vere sfide che ci aspettano in età adulta.

Ci vogliono un milione di band come quella di Pietro per trovare un gruppo famoso. E se vuoi diventare una star come i Beatles, i Rolling Stones, gli U2, i Genesis, la probabilità di successo è di 1 su un miliardo.

Così si rinuncia, la selezione è troppo dura: sembra migliore la scelta del “quieto vivere”, sembra che accontentarsi sia la soluzione.

Purtroppo, negli anni in cui puoi prepararti, rinunci al tuo sogno, e quando capisci che invece dovevi prepararti di più, ti scopri vincolato a una serie di impegni da cui non puoi più uscire.

E il “quieto vivere” ti sembra essere il più grande tradimento che tu abbia mai subito.

Non tutti si arrendono:
ma per vincere devi avere una strategia

Non tutti si arrendono: è il caso di Valentina, che ha capito subito che il “quieto vivere” non le avrebbe garantito la felicità. Valentina è l’architetto che siccome non trovava incarichi ha deciso di cambiare strada del tutto, e ha aperto un servizio di fornitura di fiori per matrimoni.

L’idea sembrava buona: se realizzate con metodo, molte idee possono avere successo.

Ma ci vuole, appunto, il metodo, la preparazione, la costanza: per crearti una routine normale devi avere delle doti straordinarie, altrimenti fallisci.

Questo è il punto. Essere straordinari (rispetto alla media generale attuale) per poter vivere in modo normale.

Valentina credeva che bastasse eseguire una serie di azioni, per raggiungere il successo: il suo errore è stato che non aveva chiare le azioni da fare, nella giusta sequenza. Supponeva di immaginarle. Con un po’ di buon senso. Eh no, non funziona così. Ci vuole metodo.

La realtà è dura, e la routine ti sbatte in faccia la realtà: quando entri nel mondo adulto, devi essere capace. Non ci sono sconti. Valentina sperava di fare pratica “piano piano”, ma “piano piano” non è la velocità a cui va il mondo.

E così si è trovata spiazzata. Amareggiata. Confusa. In ritardo, perché a trent’anni suonati non capisce qual è il suo posto nel mondo.

Non sa se tornare a fare l’architetto, giusto per dare un senso alla sua laurea.

Non sa come andare avanti nel ruolo di imprenditrice.

E soprattutto, le manca una “normalità”, una famiglia sua, che non sa descrivere, e, quindi, che non sa realizzare.

Adattarsi non è mai
la risposta vincente definitiva

C’è chi prende la rincorsa lunga, per spiccare il salto: così ha fatto Davide, che quando ha deciso di sposarsi e firmare il mutuo trentennale sapeva a cosa andava incontro. Sapeva che avrebbe affrontato un “tunnel di sacrifici”, ma si ripeteva che, in fondo, c’era la luce.

Ci ha provato. Si è negato tutti gli svaghi appunto per restare nel tunnel. Si è concentrato sul suo dovere. Ha rispettato le regole. Si è adattato.

Certo, anche Davide avrebbe voluto viaggiare, divertirsi, “esagerare un po’”. Ma gli avevano inculcato, sin da piccolo, che i risultati si conquistato soltanto se ci si applica: questo è vero.

Però non gli avevano spiegato che non basta dedicarsi al lavoro, rassegnati: bisogna anche coltivare gli altri aspetti della vita, e interagire con le persone, soprattutto in famiglia.

Non gliel’avevano detto, da solo non è arrivato a capirlo, e un giorno si è trovato “spento” nella sua routine.

Il fatto è che quando ci si adatta, si perde la sensibilità: si diventa rigidi, si trascurano le sfumature. Gli affetti. Le speranze.

Ecco perché il suo matrimonio si è arenato: non l’ha coltivato. Non l’ha mai “innaffiato” con amore rinnovato. Sperava che sua moglie lo capisse. Che notasse i suoi sforzi. Sperava che bastasse il fatto che lavorava sodo e portava i soldi a casa. Ma non è stato così. Lei si è sentita trascurata, e glielo fa pesare, ogni giorno di più.

Ecco perché i suoi figli non dimostrano interessi: lui non ha mai condiviso con loro degli interessi, anzi, ha fornito loro un modello di comportamento spento, prevedibile. Non ha mai insegnato, ai suoi figli, ad amare la vita. Non ha mai fatto, con loro, dei discorsi importanti, sul senso della vita. Ecco perché sono cresciuti con la testa china, nella posizione giusta che serve soltanto per guardare dentro lo schermo del telefonino.

Davide credeva di fare bene, adattandosi: invece, ha creato il vuoto sul piano dell’anima. Dentro di sé e attorno a sé.

Ma allora la routine
è il peggiore di tutti i mali?

No.  La routine NON è il peggiore di tutti i mali. Se sai come impostarla.

È quello che spiego ogni giorno alle molte persone che mi chiedono come gestire gli impegni. Sono persone che oscillano tra grandi ambizioni e piccole, frustranti noie imposte dalla routine.

Lo chiedono a me perché mi occupo di miglioramento personale: sono un “life coach”, cioè un “allenatore per vivere”.

Scusa se non mi sono presentato prima: mi chiamo Mario Robecchi, mi occupo di crescita personale dal 1996, e ho aperto un sito dedicato a questo: è ricco di materiali (nel blog trovi più di 800 video, in cui fornisco tanti consigli pratici, e più di 800 articoli, che vengono consultati ogni giorno da più di 4.000 persone che cercano ispirazione e orientamento). Ho anche un canale YouTube dedicato a questi argomenti.

Dicevo della routine: può essere vissuta bene, ma ci vogliono delle accortezze. In che senso?

Nel senso che il prezzo che la routine ti impone può essere molto alto: lo capisci subito, durante l’infanzia, quando ti portano a scuola.

Devi andarci, a scuola. Non si discute. A quegli orari. Devi adattarti.

E i grandi ti ripetono che è per il tuo bene…

… così cominci ad accettare il “ricatto sociale” che dice: “se vuoi esistere, devi adattarti”.

Il che non è sbagliato, se alla fine ci fosse il premio promesso.

Poi scopri che, in effetti, nessuno ti aveva mai garantito nulla.

Alla fine della tua vita potrebbe esserci un premio più scarso di quello che pensavi. O persino nessun premio. Hai corso inseguendo la carota. Per decenni. E alla fine la carota non c’è.

Ti hanno detto di obbedire e tu hai cominciato a farlo. Hai creduto che la cosa avesse un senso.

Eri piccolo, ti sorridevano, ti prendevano in braccio, ti coccolavano, e ti dicevano di obbedire: come avresti potuto non credere a quelle persone così buone con te?

Però ti portavano a scuola, ti obbligavano ad andarci anche se tu non lo volevi, e così, i primi dubbi, li hai avuti durante l’infanzia: a quell’epoca ti ribellavi ancora, o almeno ci provavi, ma comunque ogni volta, puntualmente, venivi riportato sui “binari”.

Proprio come succedeva all’elefantino.

Conosci la storia
dell’elefantino?

In un circo c’è un elefantino piccolo e grazioso che va in giro per conto suo, e curioso com’è fa spesso dei disastri: rovescia le cose, si infila dove non dovrebbe andare, insomma, per quanto sia simpatico bisogna contenerlo…

… ma siccome è così carino, nessuno osa imporgli qualcosa di pesante da sopportare. La soluzione che trovano è legare uno spago alla sua proboscide, neanche troppo stretto: giusto per fargli sentire che lo spago è lì, attaccato. E l’altra estremità dello spago viene fissata ad uno dei piloni che reggono l’enorme tendone.

Lo stratagemma funziona: l’elefantino, se prova ad allontanarsi, sente che la proboscide è attaccata allo spago, e così non si allontana. Problema risolto.

Passano i mesi e l’elefantino cresce sano e robusto: vorrebbe andare in giro per conto suo ma appena ci prova gli mettono lo spago attorno alla proboscide e l’elefante, che ricorda la lezione imparata, si ferma subito.

È incredibile: ormai è diventato veramente grande e grosso, ora è un elefante che, se volesse, potrebbe ribaltare tutto quanto c’è nel circo, ma un semplice spago fissato attorno alla proboscide lo tiene immobile. Anche quand'è diventato adulto!

L’elefante, da piccolo, ha imparato a rispettare la routine e non si ribella più.

Succede anche a molte persone: da giovani tentano di essere originali, ma al primo ostacolo si fermano e non ci provano più.

Il che non elimina il bisogno di essere originali.
Il bisogno di realizzarsi rimane, ma non ci si realizza, e si soffre.

L’elefante adulto vorrebbe andare in giro per conto suo: lo vuole da quando era un elefantino, ma ormai è convinto di non poterlo fare. Così non ci prova più. E, a causa di questo, soffre.

Lo stesso accade a molte persone.

Come a Mariangela, Pietro, Valentina, Davide: ognuno ha la sua storia, diversa, ma ciascuno ha "il suo pezzo di spago" che lo tiene bloccato in una routine che lo fa soffrire.

Ecco la via d’uscita
da una routine pesante,
che non sopporti più

La via d’uscita c’è, e lo spiego ai miei clienti.

Ma siccome il problema è così diffuso, ho deciso di spiegarlo pubblicamente, a tutti coloro che sono interessati a trovare un modo per liberarsi da una routine pesante.

Gli elementi in gioco sono:

  1. Tante aspettative di felicità non ben definite (è il caso di Mariangela: spera di essere felice nella sua routine ma non fa niente perché ciò accada: ospitare un gatto in casa non è quel che si dice una “strategia vincente” per superare la solitudine).
  1. Un sistema sociale che pretende la tua partecipazione, indifferente alla tua realizzazione: tu devi obbedire e soltanto così vieni relativamente lasciato in pace. Ma se ti aspetti un aiuto, scordatelo: devi essere bravo da subito (è il caso di Valentina, l’imprenditrice che di punto in bianco deve sapersi amministrare). Succede in ogni settore della vita: devi saperci fare, o fallisci.
  1. Devi avere un solido equilibrio interiore e credere nei tuoi sogni: se li abbandoni, diventa molto difficile recuperarli. E il tempo perduto non ritorna: quando lo scopri, ci rimani malissimo. (È il caso di Pietro che vorrebbe essere diventato un professionista nella musica, ma il treno è ormai passato.)
  1. Se accetti la routine senza metterci amore, intenzione, e gioia, e se non coltivi gli ingredienti vitali, finisce che ti spegni. È il caso di Davide, che ha lavorato sodo tutta la vita, sperando che ciò bastasse a creare la famiglia felice che sperava di avere, un domani. No, non funziona così: devi amministrare tu la tua realizzazione, e le buone relazioni con chi ami.

Questi quattro elementi, con mille sfumature, vanno conosciuti e indirizzati.

Come ci si riesce?

Te lo spiego qui: ho creato un prodotto che è la sintesi di tutte le cose che ti conviene sapere per vivere la routine senza subirla, anzi, indirizzandola a tuo vantaggio:

Routine felice
senza sforzo

Come riprogettare le tue abitudini
e creare una quotidianità che ti esprime

È un report, in formato pdf, semplice da leggere e da capire, pieno zeppo di indicazioni pratiche, che risolve tutti i problemi di cui ti ho parlato qui sopra.

Ho scritto questo report con sincera passione: qui dentro spiego quel che di solito dico in privato ai miei migliori clienti, quando lottano contro la routine e mi chiedono come venirne fuori.

Le storie di Mariangela, Pietro, Valentina, Davide (i nomi sono inventati, ma le storie sono vere) somigliano a quelle di migliaia di persone che, ogni giorno, visitano il mio sito e guardano i miei video perché UNA DOMANDA le tiene sveglie di notte, con l’angoscia, e cioè: “Come posso tirare avanti, con tutto lo stress che ho addosso?

Ho deciso di spiegare, per filo e per segno, una serie di soluzioni che metti in pratica subito, prima ancora di finire di leggere il report, e che ti accompagnano ogni giorno, da adesso in avanti.

Per darti un’idea dei contenuti, ecco ALCUNI degli argomenti che tratto in questo report:

E non solo: insieme con questo report
te ne voglio dare UN ALTRO, IN REGALO!

L'argomento che stressa l'80% delle persone è L'AMBIENTE DI LAVORO.

Infatti, sei costretto a stare con gente che non scegli tu, e il più delle volte non si va d'accordo. Così la tua routine diventa ancora più amara.

Ho decido di affrontare questo tema delicatissimo e fondamentale, e perciò ho scritto un report, CHE TI REGALO, per avviare un discorso di reciproca comprensione tra le persone che, per forza di cose, lavorano insieme, anche se non si sono mai scelte (e MAI lo farebbero, appunto perché, "a pelle", non si sopportano proprio!).

Come rendere più vivibile
il tuo ambiente di lavoro

sia che tu sia il capo
oppure un dipendente

Questo report è un INVITO AL DIALOGO che puoi usare al lavoro, per creare armonia tra le persone: l’ho pensato in modo che possa essere letto, capito, e usato CONTEMPORANEAMENTE sia dagli imprenditori, sia dai dipendenti, appunto perché il problema dello stress nel posto di lavoro va affrontato e risolto al più presto.

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